L’origine della vita è datata tra i 4,4 e i 2,7 miliardi di anni fa. Nelle scienze (ma forse più nelle religioni) esistono diversi concetti e modelli di vita basati sull’attribuzione di caratteri e condizioni, tra di loro anche molto divergenti, che mirano a definire lo stato di essere vivente. In generale, la speculazione sui parametri che dovrebbero qualificare una definizione ritengo sia materia di approfondimento di ambiti più vicini alla filosofia del linguaggio che non alla biologia, pertanto mi riferirò al termine vita semplicemente come ad una forma avanzata di organizzazione della materia, che trova una sua rappresentazione in entità integrate e autonome come ad esempio una cellula (ma anche il pianeta Terra o come qualcuno sostiene un computer). La vita è possibile solo in un universo instabile che garantisca un’evoluzione. Il nostro è decisamente un universo instabile. Una cellula ha evoluto un meccanismo di sopravvivenza fondamentale che è il metabolismo, basato sulle trasformazioni dell’energia chimica. L’energia nucleare, le onde a bassa frequenza o il calore sono fonti di energia non utilizzabili dai meccanismi cellulari. Sarebbe allora possibile immaginare forme di metabolismo alternativo che impieghino simili fonti di energia per il sostentamento di un organismo? I sistemi di Wächtershäuser, che aprono scenari su un mondo primordiale a ferro-zolfo, funzionano con risorse energetiche endogene, come i solfuri di ferro e altri minerali quali la pirite. Sembra quindi che l’universo possa sviluppare diversi gradi di complessità ad ognuno dei quali forse può corrispondere una forma di vita. La cellula con il suo metabolismo catabolico-anabolico appartiene a un certo grado di complessità dell’universo, entro il quale opera, coevolvendo (si pensi agli adattamenti ematologici degli Aymara peruviani alla scarsità di ossigeno delle grandi altitudini). L’intera condizione uomo sul pianeta Terra è un grado di complessità, reso ancor più complesso per la capacità umana di interagire con l’instabile equilibrio del pianeta e quindi con l’universo intero. Ma anche il virus dell’HIV appartiene a un grado complesso entro il quale opera come entità integrata e autonoma, o la fuzzy logic di una rete neurale. C’è chi aggiungerebbe all’elenco anche i sistemi finanziari… Ad ogni modo, finché l’entropia continuerà ad aumentare, l’emergere della vita in forme sempre diverse sarà quanto meno inevitabile.