Nel suo capolavoro, GEB, Douglas Hofstadter afferma che il cervello lavora senza che nessuno gli dica come lavorare. Il pensiero infatti emerge spontaneamente in un cervello composto di neuroni di per se stessi non coscienti. Quello di spontaneità é un concetto fondamentale non solo nella vita sociale ma anche e soprattutto nelle scienze. Attorno ad esso ruotano tutte le argomentazioni sul perché avviene quello che avviene. La termodinamica insegna che un processo é definito spontaneo se il sistema che ne é implicato passa da uno stato energetico più alto ad uno più basso, con un conseguente aumento di entropia o eventualmente con una diminuizione di entalpia. La deprimente afflizione che coglie una mente vivace e immaginifica alla luce dell’esauriente verifica dell’assunto che tutto nell’universo tenda semplicemente al minimo energetico é difficile da superare. Possibile che sia tutto qui? Rinnovata meraviglia per le leggi che governano la fenomenologia universale é data però dallo scandaglio di ciò che deriva da una tale legge, ovvero il principio di emergenza. Per comprendere il principio di emergenza dei sistemi complessi basta aprire una finestra e guardare fuori. Tutto ciò che si osserva é ciò che di più stupefacente sia emerso da quel piccolo banale pricipio secondo il quale l’universo é ordinato. Ancor più stupefacente inoltre é che l’emergenza di tanta eterogeneità sia un carattere intrinseco di tale principio (come il pensiero in un’adeguata organizzazione neuronale), e altrettanto stupefaciente é quanto in effetti possa svilupparsi da una legge tanto potente. Allora perché quella legge? In questo purtroppo la scienza si mostra più dogmatica di quanto non si pensi. Il principio del minimo energetico infatti é al tempo stesso una descrizione e una interpretazione della realtà ma non ne spiega la causa. Forse il presupposto di Berkeley per cui esse est percipi (esistere é essere percepito) si applica bene a questo problema: la realtà non esiste se non per chi ne ha esperienza, quindi ricercare l’origine della realtà implicherebbe indagare i principi della sua cognizione e per tanto i motivi stessi della scienza. Quella famosa legge quindi non fa altro che dare alla scienza la possibilità di esistere…