La maggiore difficoltà nello studio dei sistemi dinamici complessi risiede nel fatto che lontano dall’equilibrio la separazione tra ciò che è significativo e ciò che è semplice rumore di fondo non è assoluta ma dipende dalla situazione. L’incertezza, come predetto da Heisenberg, è quindi un elemento sempre presente. Considerazioni illuminanti rispetto a queste questioni sono quelle espresse da Isabelle Stengers in un articolo intitolato Perché non può esserci un paradigma della complessità. Il punto di vista dello sperimentatore sul sistema è assimilabile a quello dell’asino di Buridano, descritto da Leibniz nella Teodicea per ribadire la necessità di una scelta, sebbene mossa da motivazioni ignote anche a chi sceglie: di fronte a due campi identici, l’asino muore non sapendo decidere. Una situazione di questo genere, si riscontra nella variazione genetica. Il grado di canalizzazione epigenetica, così come è introdotto da Waddington, costituisce per ogni carattere fenotipico una “scommessa”: la variazione genetica arbitraria infatti non si traduce nelle modificazioni arbitrarie del fenotipo, ma nell’esplorazione di ciò che può fare un processo di strutturazione aperto, considerato che le strutture determinano i vincoli e che la pressione selettiva poggia sull’individuo inserito nel suo ambiente. Per dirla come il padre del costruttivismo radicale, Ersnt von Glasersfeld, “il fiume si forma ovunque il paesaggio consenta all’acqua di scorrere”. Il fiume è allo stesso tempo parte integrante del paesaggio ed altro da esso. In generale, quindi, è il contesto d’azione a determinare quanto complesso debba essere un fenomeno.