Si potrebbe assimilare un evento complesso ad una partita di pallavolo. La sequenza di spostamenti che il pallone effettua tra le due metà campo è casuale? Verrebbe da dire di no, visto che sono i giocatori a condurre la partita e decidere passaggi, tiri e scambi. Magari subentrano fattori pseudo-casuali dovuti al fatto che le due squadre non conoscono la tattica di gioco adottata dagli avversari e quindi possono vicendevolmente essere presi alla sprovvista, sorpresi e dunque battuti. Ma che differenza ci sarebbe tra un percorso casuale del pallone tra le due metà campo e quello che si avrebbe durante una partita? Probabilmente la ripetizione di schemi predeterminati che i giocatori sono allenati ad adottare durante una partita. Nei limiti della riproducibilità di un percorso identico, il pallone si troverà spesso a percorrere tragitti attesi. Forse più interessante è considerare gli spostamenti che una telecamera che stia riprendendo la partita deve compiere per seguire il pallone al di qua e al di là della rete. Chi riprende infatti può prevedere solo in linea generale quale direzione potrà prendere il pallone e questa cognizione è ulteriormente complicata dalla capacità dell’osservatore di elaborare in un modo adeguatamente efficiente lo stimolo visivo per dare una risposta soddisfacente. Se paradossalmente la partita venisse accelerata oltre i limiti della percezione visiva umana, il cameraman non avrebbe nulla da riprendere. E questo è il punto. Uno stesso evento può avere diversi gradi di complicazione e questo dipende dal punto di osservazione. Verrebbe da pensare allora che il caos che emerge dalla formazione spontanea di anisotropia da parte di sistemi dissipativi abbia un ordine intrinseco non osservato a causa dei pochi gradi di libertà che lo caratterizzano. Teoricamente quindi si potrebbe ridurre la componente caotica di un sistema complesso disponendo di un dispositivo in grado di aumentare i dati utili a valutare l’informazione contenuta in esso. Un avanzatissimo supercomputer.